PUNTI DI VISTA

La comunicazione pubblica in Europa

La comunicazione pubblica in Europa a due piste:
avvicinare istituzioni e cittadini,
avvicinare i paesi al patrimonio comune dell’Europa

 

Oltre dieci incontri tematici in quattro giorni per capire le dinamiche della comunicazione istituzionale in Europa. Questo il programma della study visit organizzata dal 26 al 29 maggio 2009 nell’ambito dell’edizione in corso del Master MASPI in Management della comunicazione sociale, politica e istituzionale.

“Complessità comunicativa tra i livelli istituzionali degli organismi europei e maggiore ricerca di interazione diretta con i cittadini per superare il paradosso di un’Europa sempre più incisiva nelle politiche nazionale (il 70% della legislazione italiana è di derivazione comunitaria), ma sempre meno amata e considerata funzionale agli interessi collettivi” è in sintesi quanto emerso dagli interventi dei referenti della comunicazione di Consiglio, della Commissione e del Parlamento Europeo, rappresentanza del Governo italiano a Bruxelles, esperti di lobbying e public affaire e giornalisti inviati, incontrati nel corso della study visit.

Paradosso che si esplicita definitivamente nella difficoltà di rendere percepibili e utili ai cittadini le iniziative intraprese dalle istituzioni comunitarie, nella rispettiva funzione, troppo spesso offuscate da dinamiche comunicative volte a rappresentare l’Europea in funzione nazionale, e dunque come elemento di “imposizione negativa” e non “proposizione attiva”. Un’Europa che sconta dunque un principale deficit politico, prima che un deficit democratico di cui spesso si sente parlare, per la relativa debolezza dei suoi vertici politici e l’assenza di una leadership fortemente rappresentativa.
Nel quadro degli incontri avuti dagli studenti del Master Maspi è emersa dunque “la necessità di promuovere strategie comunicative concrete volte a accrescere l’interesse dei cittadini sui temi e sulle iniziative comunitarie, spesso foriere di vantaggi per i consumatori, al fine di rinforzare la fiducia nelle istituzioni e nel progetto europeo, fugare l’euroscetticismo e l’indifferenza, garantendo un’informazione più concreta, sostanziale e capillare”.

Gli approcci evidenziati dai referenti comunicazione delle istituzioni comunitarie hanno inoltre dimostrato, pur nel comune intento di consolidare i processi identitari e informativi dell’Unione, diverse percezioni e angolature d’analisi che rendono necessario un “coraggio politico” capace di individuare forme comunicazione e “keywords” innovative per trasferire un’idea d’Europa credibile rispetto alle attese sociali e identitarie dell’opinione pubblica. Interessante in questo senso è stato l’incontro con i rappresentanti della stampa inviata all’estero e nei giorni successivi con i referenti media relation della Commissione e del parlamento. Due mondi a confronto, spesso complici e uniti dalla volontà di comunicare un’Europa attiva e propositiva.

E poi il dibattito sui trattati, sulla carta costituzionale e sulla convenzione europea, sui referendum francesi e olandesi e alla nuova prospettiva del Trattato di Lisbona. “L’Europa è chiamata ad affrontare nuove sfide che gli Stati membri non son più in grado di affrontare da soli e in questo senso si afferma l’importanza di poter far sentire sempre di più la voce ed aumentare il coinvolgimento dei singoli cittadini nell’iter dei processi legislativi e rappresentativi, ma al contempo rafforzare la leadership europea, con la nomina di un nuovo Presidente del consiglio europeo eletto alla maggioranza qualificata dai capi di stato o di governo per un mandato di due anni e mezzo. Una nuova figura che nelle aspettative dei referenti della comunicazione del Consiglio dovrebbe contribuire a consolidare una capacità di leadership ancora troppo carente”.

Un altro tema oggetto degli incontri tematici è stato il ruolo politico dei parlamentari europei, affrontato con gli studenti MASPI nelle sale del Parlamento europeo sia dal’ottica istituzionale della Direzione Comunicazione e Informazione del Parlamento, sia dall’ottica politico-elettorale dei gruppi politici e degli assistenti parlamentari. Un ambito entro cui emergono “conflittualità tra le necessità di rappresentanza degli interessi nazionali espressione della provenienza dei parlamentari (spesso eletti su liste bloccate) con la necessità di mediare dinamiche sopranazionali e di raccordo tra i vari interessi degli Stati membri secondo i codici comunitari”.

Particolarmente efficace è stato infine l’intervento del Capo Unità Comunicazione online Parlamento europeo che ha presentato la campagna di comunicazione per le elezioni del parlamento Europeo e il conseguente ragionamento sulla dimensione istituzionale del web 2.0, sperimentato per la prima volta in occasione del voto europeo. Come già emerso nel corso del Club of Venice – organismo informale che riunisce i responsabili della comunicazione istituzionale degli Stati e delle istituzioni UE, fondato nel 1986 – tenuto negli stessi giorni della study visit e promosso quest’anno dal Servizio per l’informazione del Governo francese.

Quanti si occupano in Europa di comunicazione sono oggi portati ad assumere un approccio rivolto verso un maggior ascolto della società civile e dell’impresa, ad una comprensione della complessità del quadro sociale, a una idea di “pubblica amministrazione” che deve abbandonare ogni autoreferenzialità e ogni idea di “sopramondo”. In questo contesto è definitivamente ovvio che comunicazione pubblica non coincide con “rappresentazione del potere” ma viene sempre più orientata da dinamiche di interazione tra istituzioni, società e forme di rappresentanza collettiva, anche di tipo digitale.

“La comunicazione si deve avvalere di quel processo di “disintermediazione” (rispetto al vincolo dei media) nel rapporto tra istituzioni e cittadini, dunque al ruolo che l’innovazione tecnologica ha, insieme a programmi di democrazia partecipativa, per costruire relazioni interattive, di accompagnamento non solo all’attuazione delle leggi ma anche alla tutela di valori e diritti che regolano processi di legalità, di socialità, di solidarietà, di competitività. In questo ambito si sviluppa anche, e peraltro ancora in sordina, la discussione degli ultimi tempi sulle nuove tecnologie alimentata dal passaggio dal web 2.0 in transizione verso il web 3.0. Non solo il ruolo dei social network ma anche la ricerca di format che consentano il pluralismo delle fonti. La comunicazione dunque tenta di agire il più possibile per approfittare delle fasi di avanzamento del rapporto tra tecnologie e metodologie comunicative per non creare una geografia dei servizi pubblici con alcuni rappresentanti radicati in un millennio e altri in un altro millennio”.

Guarda il video della study visit

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